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La Carnia a voce bassa

Autore: Max Ramponi
Anno di pubblicazione: 2025
ISBN: 9798297820876
Richiedi copia a: massimilianoramponi@gmail.com

Stavo cercando un libro in biblioteca a Tolmezzo  quando mi è venuto agli occhi il libro di Ramponi esposto in bella vista. Incuriosito  dal titolo, ho letto alcune righe. Sorpreso da ciò che avevo letto, sono andato avanti per alcune pagine Poi,  affascinato da ciò che stavo leggendo ho chiesto il libro in prestito e me lo sono letteralmente “bevuto”.

Era il libro che io avrei voluto scrivere sulla Carnia e non sono mai riuscito a scrivere!. Leggendo Ramponi , credo prima di tutto d’aver capito perché non sono riuscito mai a scrivere una elegia sulla Carnia come la sua. Lui ha le radici carniche perché sua madre è di Tualis. Radici che ha coltivato venendo in vacanza anche due volte l’anno. Ma il fatto di aver vissuto altrove gli ha consentito di lasciarsi prendere dalla nostalgia della Carnia, di vivere la poesia della Carnia. Si è emozionato guardando la vita dei carnici, ma non ha provato la sofferenza che c’è in quella vita, quella che io chiamo la maledizione del fare il contadino in montagna. Io ho ripassato le Bucoliche di Virgilio portando per mezz’ora ad agosto un fascio di fieno sulla testa e non sono poi riuscito a sentire la Carnia sulle orme di Virgilio come avrei voluto.

Ammesso e non concesso d’aver capito perché non sono riuscito anche io a scrivere come Ramponi  “la Carnia a voce bassa” dato che questa vuole essere anche una recensione, dirò che ciò che mi ha colpito è il fatto che Ramponi sia riuscito  a darci una Carnia come luogo della memoria “qualcosa che ci contiene, un luogo che si porta dentro” e nello stesso tempo come luogo della tradizione del “si fa così perché si è sempre fatto così”. Nella storia i nostri paesi erano dei Communi gestiti dall’assemblea dei Vicini. Non degli abitanti ma dei vicini. E Ramponi coglie l’essenza di questa particolarità quando scrive il capitolo “Dentro e fuori la soglia”” della casa, soglia che non è un elemento architettonico ma uno spazio vitale. L’esterno del paese non è un altrove ma una continuazione della casa”

Ma poi si capisce che non ha veramente vissuto il paese quando parla della panca a fianco della porta. Immancabile, ma non è solo il posto dove ci si allaccino le scarpe prima di uscire, come dice lui, è invece il luogo ove si vivono i tramonti, dove i nonni si raccontano ai nipoti.

Però il capitolo che più mi è piaciuto che ho più invidiato è stato quello “Davanti al fuc: il tempo che non corre”. I Carni accendevano il fuoco la notte di Shamain il 31 ottobre e lo tenevano acceso tutto l’inverno, riprendendo al mattino le braci della sera precedente. “quando il fuoco non brucia più  la stanza cambia suono. Non  è solo più fredda : è diversa. Il silenzio è più duro, più netto. Anche il tempo , senza il fuoco, perde il suo perno”

Ho riportato queste tre brevi frasi di seguito per mettere in evidenza un’altra particolarità del libro:  la scrittura.

Il periodare non è complesso. Procede per frasi principali senza subordinate, ma proprio per questo dà  l’idea  che siano i versi di una poesia, riportati di seguito invece che andando a capo dopo d’ognuno.

Anche per questo mi hanno fatto tornare alla mente le Bucoliche,  Ramponi è riuscito   come direbbe l’A/I  a darci delle pagine “estetizzate della vita in Carnia caratterizzata da atmosfere idilliache, pastorali e di profondo contatto con la natura”. Non vorrei spoilerare altro perché “La Carnia a voce bassa”  è come il racconto del nonno sulla panca, fuori dalla porta di casa, una voce che si deve sentire leggendo, non si può raccontare .

Buona lettura

Autore del post

  • Igino Piutti
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Lascito di Alfio Englaro

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