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La luna sulle ali

La protezione civile, il ritratto di un'epoca.

Autore: Gianni Spartà e Lorenzo Alessandrini
Edito da: Pietro Macchione Editore
Anno di pubblicazione: 2021
ISBN: -1

Con il titolo La luna sulle ali Gianni Spartà e Lorenzo Alessandrini scrivono la biografia di
Giuseppe Zamberletti, il parlamentare che può dirsi il principale artefice del sistema che ha
consentito al Friuli di superare l’emergenza conseguente al terremoto del 6 maggio 15 settembre
1976 , e dare il via alla difficile e complessa opera della ricostruzione. Una biografia tende
evidentemente ad esaltare il personaggio di cui si occupa e questa non fa eccezione. Anche se in
questo caso a fare l’eccezione è il personaggio a cui non per nulla è stato riservato il funerale di
Stato
Spedito in Friuli dal Presidente del Consiglio Aldo Moro solo perché era Sottosegretario del
ministro degli Interni Francesco Cossiga e forse anche perché era il più giovane sottosegretario e
quindi il più incosciente, come si legge nel libro, partì per il Friuli senza valigia il 7 maggio, a 24
ore dal sisma, e si piazzò in prefettura a Udine. Alle volte sono le circostanze a fare il grandi gli
uomini. Che ci si poteva attendere da Sottosegretario? E invece di fronte al disastro del terremoto
il giovane sottosegretario si ritrovò uno spirito da generale La situazione era quanto mai complessa.
Bisognava saper rispondere con una organizzazione adeguata il Commissario si attornia di quattro
vicecommissari a capo delle strutture che potevano essere messe in campo: il generale Mario Rossi
comandante della divisione Mantova, Alessandro Giomi comandante nazionale dei Vigili del
Fuoco e i due perfetti di Udine Domenico Spaziante e di Pordenone. A completamento si inventa i
COS Centri Operativi di Settore, nove tra cui quello del Tolmezzo, nel quale al sindaco era
affiancato un funzionario di Prefettura fatto arrivare da Napoli il dottor Caccia Perugini.
Zamberletti si trova di fronte a un popolo avvilito, scrivono i biografi, ma e stato merito
anche suo, del suo decisionismo, della capacità che mostrava di saper sbrogliare le matasse
burocratiche, di risolvere i problemi complessi, se poi ha fatto seguito una estate all’insegna
dell’entusiasmo.

Non era venuto a calare una sovrastruttura gestita da Roma ma a mettere a
disposizione delle forze locali degli strumenti consentiti a un Commissario. Considerava i sindaci
insostituibili perché conoscono il territorio e le comunità e assume il compito di coordinarli e
fornirli degli strumenti operativi necessari, diventano funzionari delegati della Regione, firmano
impegni di spesa con controllo successivo della corte dei conti. A pensarci ora, per un Sindaco, era
una pazzia, ma quell’estate è stata veramente una estate pazza.
Al 20 giugno c’erano le elezioni e Zamberletti si ripresentava nel suo collegio di Varese,
avrebbe dovuto farsi un po’ di campagna elettorale. Ma il problema del terremoto in Friuli stava
evidentemente assumendo un rilievo nazionale . “Tu rimani qui, se perdiamo le elezioni in Friuli”
gli disse Moro “è un disastro, e qui ci sta anche una testimonianza che non c’è nel libro.
Era tale il rapporto che si era instaurato tra noi sindaci e il Commissario che io sindaco di
Tolmezzo facendo l’autista a Cornelia Puppini sindaco di Cavazzo Carnico ci siamo fatti alcuni
giorni a nostre spese nel Varesotto A testimoniare quanto fosse eccezionale quell’uomo per cui non
potevano non attivarsi per farlo rieleggere a rappresentarli a Roma.
I compiti del Commissario erano limitati all’emergenza e quindi a sistemare il Friuli
terremotato nelle tende A passare dalle tende alle case doveva pensarci la Regione. Finito il suo
lavoro il Commissario era rientrato a Roma, ma a settembre già si vedevano i segnali del disastro
incombente. Con le legge 17 si era riparato tutto il riparabile, o meglio si erano coperte le ferite che
il terremoto aveva inferto alle case. Restava il problema di quelli che avevano la casa demolita o
irrecuperabile per i quali avrebbero dovuto arrivare i prefabbricati. Ma non era stato facile,
espropriare i terreni prescelti per i villaggi, urbanizzarli, montare i prefabbricati. Erano già iniziate
le proteste, si profilava un autunno di fuoco.
Andreotti che aveva sostituito Moro a capo del Governo in visita al Friuli terremotato si
prese una scarpa in faccia. Così Zamberletti il 13 settembre si trovò di nuovo Commissario ma
questa volta con poteri speciali. Cossiga ministro degli interni mettendo a punto il decreto gli disse
“Puoi fare tutto eccetto che fucilare qualcuno”. Il reincarico a Zamberletti era in qualche modo la presa d’atto che la pretesa del “fare da se” si scontrava con la enormità dei problemi. Il Presidente
della Regione Comelli era sulla graticola.

Ma il 15 settembre ci pensò la natura a rimettere le cose a posto: una prima forte scossa alla mattina e alle 11 il botto. La nuova scossa rimise tutto in discussione

.             Si era lavorato durante l’estate pensando che il terremoto fosse passato, la scossa di
settembre portò a pensare che il terremoto era anche nel futuro. Provvidenziale il fatto che
Zamberletti fosse già stato incaricato di nuovo. Passò l’idea che il nuovo incarico fosse legato alla
ripresa del terremoto e non al fallimento della Regione. Al Commissario spettava ora il compito di
organizzare l’esodo a Lignano a Grado ma anche a Ravascletto.
Provvidenziale a far a capire cosa fosse veramente il terremoto il fatto che la Commissione
parlamentare arrivata da Roma si prendesse la scossa delle cinque di mattina all’Albergo Astoria,
chiedendo subito un volo di Stato per rientrare a Roma. “Voi non vi muovete da qui” intimò loro il
Commissario. Trovandoli tutti spaventati nella Hall “Pannella ignominiosamente in
mutande”. “Dobbiamo dare un esempio di resilienza” protestò lui, così i parlamentari si beccarono
anche la scossa molto più forte delle 11.

Ma al Commissario spettava anche di dire che ci vorranno anni, che si doveva riparare e ricostruire con criteri antisismici, che si dovranno trascorrere anni nei prefabbricati. Da allestire il più presto possibile per far rientrare la gente evacuata prima che sulla costa iniziasse la stagione estiva.

Anni nelle roulottes parte requisite parte messe a disposizione volontariamente per quelli che, come i contadini, non potevano abbandonare le loro case.

Una operazione certamente non gradita a Roma “Avevo contro tutti, fui sommerso dalle critiche” ricorda Zamberletti. Trovò una sponda addirittura in Berlinguer, come in effetti in Comune ho trovato una
sponda nel capogruppo del PCI Lupieri, che aveva capito che dall’emergenza derivava una
emergenza politica, si doveva instaurare un diverso rapporto tra maggioranza e opposizione.
Avendo mescolato la lettura della biografia di Zamberletti con i miei ricordi, mi piace
chiudere proprio con un mio ricordo personale. Anche io ho trascorso quel settembre sulla graticola,
ma paradossalmente per motivi opposti a quelli di Comelli. Il Comune era stato gravemente
danneggiato, ma per merito forse del terremoto del 1928 di cui si vedevano i segni d’una corretta
ricostruzione nelle case in murature con i cordoli in mattoni e nelle arpe e della conseguente legge
antisismica che obbligava a costruire pensando a un nuovo terremoto si erano avuti tanta
danneggiamenti ma nessun crollo. Durante l’estate si era riparato un po’ tutto alla buona di Dio e la
gente aveva preso coraggio ed era rientrata in casa. Ma noi a Tolmezzo, da subito si era pensato ai
prefabbricati. L’ing Capellari Direttore della Seima aveva inventato degli Iglù in schiuma espansa
che sostituivano le tende, l’ing.Braccaloni della Cartiera aveva suggerito di anticipare i tempi
usando i prefabbricati Morteo, quelli in lamiera in uso come cantieri autostradali. Avevamo pronto
il villaggio, ma non c’era più nessuno che ritenesse di averne bisogno! Che fare? Ci pensò il
terremoto di settembre a dare la risposta.
Tornando invece a Zamberletti si dovette assumere per conto della Democrazia Cristiana il
rischio di pagare le conseguenze del fallimento. Gli andò bene! Merito anche suo se poi andò bene
anche alla Regione, con la messa punto di quel sistema che prenderà il nome di “modello Friuli” e
consentì al Friuli di farcela a ricostruire “dove era e come era” in tempi accettabili.

Autore del post

  • Igino Piutti
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Lascito di Alfio Englaro

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